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Hiroshima, amore. Un film di A. Resnais.

09/02/2010

Siamo nel 1959. Hiroshima è diventata una città di pace, una città che coltiva la memoria della catastrofe che porta il suo nome. In questo contesto, un’attrice francese si reca sul posto: per fare un film sulla pace. La mattina la troviamo nelle braccia di un architetto giapponese incontrato presso l’hotel “New Hiroshima”.

Dovrebbe essere un rapporto senza futuro, pero questa relazione sveglia in lei il ricordo doloroso di un amore proibito. Un amore giovanile per un soldato tedesco che le è costato caro. Nella sua città natale di Neuverre questo flirt in tempo di guerra è stato considerato una tradizione e non gli è stato perdonato. Il maltrattamento di17 anni fa ricompare al improvviso, e impedisce a lei di commettersi in questa nuova passione.

La nostra eroina dallo sguardo assente viene tormentata dai ricordi dolorosi che alla fine s’impadroniscono di lei. Le cicatrici psicologiche causate dalla sua incarcerazione gli impediscono di cedere a questa storia d’amore che inizia. Non essendo in grado di aggrapparsi a qualcosa di reale, lei continua a rivivere in pensiero il suo primo amore distrutto dalla guerra.

Il tempo della narrazione, qui dato dalla voce distaccata dell’attrice, si ripete nel film. Una ripetizione tragica degli eventi che purtroppo accade anche nella storia.

La bomba atomica, senza essere il soggetto del film, incombe sopra di esso. Un tema meglio trattato quando è quasi assente. Una storia d’amore impossibile come base per un film su Hiroshima: questa è una cosa abbastanza paradossale che fa per parlare di un disastro così difficile da affrontare.

“Il bandito delle undici”, un film di Jean-Luc Godard. 1965.

24/01/2010


Ferdinando è stanco della vita senza senso che ha a Parigi. Coloro che lo circondano sono solo interessati al loro benessere materiale. E per lui è insopportabile. Solo i libri e la poesia in particolare contano. Una sera, tornando a casa, vede per caso Marianne, una ragazza che ha conosciuto anni prima. È venuta a fare da baby-sitter. Poi va via e trascorrere la notte con lei nel suo appartamento. La mattina successiva Ferdinando s’imbatte in un cadavere. Lei dice che è perseguita da gangster per una storia di traffico d’armi a cui è stato involontariamente coinvolta. Vanno quindi verso sud e bruciano la macchina al ciglio della strada. Questo è l’inizio di una lunga fuga dove la loro passione, li porterà. Ma ben presto la loro rispettiva ebbrezza di libertà avrà la meglio.


Jean-Luc Godard s’ispira da un romanzo di Lionel White che traspone sullo schermo e sul quale appone il suo stile a scatti che ne rivela tutta la poesia. I tagli che punteggiano la storia dall’inizio alla fine, danno alla narrazione un senso di velocità pazzesca. Tutte queste interruzioni nel film, come i tanti sfasamenti oppure il fatto per gli attori di parlare direttamente alla telecamera, sono tutte trasgressioni nei confronti del “cinema di papà”. Un film di epoca con un tono libertario per il quale appunto è stato censurato. Un eroe focoso e una donna libera sono tutti due personaggi che prefigurano il movimento studentesco del 1968.